Bioherma di Portella del Morto

bioherma del Tutusino
Nei pressi di Resuttano, in Sicilia centrale, sulla destra idrografica del fiume Imera Meridionale, affiorano calcari di scogliera noti in letteratura geologica con il nome di “Bioherma di Portella del Morto”. La bioherma, o bioerma, è una roccia sedimentaria marina che si forma in acque poco profonde soprattutto per l'opera di alcuni organismi costruttori come i coralli. I coralli sono colonie di polipi, o polipai, animali capaci di fissare uno scheletro calcareo al substrato. Questa scogliera fossile è di notevole interesse scientifico perché contribuisce a ricostruire il paesaggio del Mediterraneo di poco precedente la crisi evaporitica del Messiniano. La bioerma presenta sviluppo est-ovest per circa 4 km ed una potenza (in geologia indica lo spessore dello strato) di circa 50 metri. Affiora in località Balza di Rocca Limata, nel territorio di Petralia Sottana (Pa), e in località Balze di Barbara, e Cozzo Tutusino nel territorio di Resuttano (Cl). E' un calcare grigio-giallastro costituito in buona parte da colonie fossili di madrepore. I coralli appartengono ai generi: Porites, Tarbellastrea, Palaeoplesiastrea Platygyra e Siderastrea. Verso l’alto, la parte più recente della scogliera, predomina il genere Porites. In associazione ai polipai sono stati rinvenuti Gasteropodi (tra cui Cypraea), lamellibranchi, echinidi, briozoi, foraminiferi e rodoficee. Per la datazione di questa scogliera si è ricorso ad un esame biostratigrafico basato in questo caso soprattutto su foraminiferi ed ostracodi. La scogliera ha età compresa tra circa 7,3 e 6,3 milioni di anni, la parte più recente del Tortoniano superiore (E. Di Stefano dati inediti). L'Esistenza delle scogliere coralline è legata a particolari condizioni di salinità, luce, temperatura e circolazione di nutrienti. Nel Miocene superiore si determinarono nel Mediterraneo condizioni favorevoli all'insediamento dei coralli. Bioherme coeve a questa sono state studiate in Grecia, Spagna e Turchia (Martin et al., 1989; Esteban, 1979, 1996; Mertz-Kraus
et al. 2007) In circa un milione di anni si è sviluppata la scogliera che oggi troviamo affiorante in quest’area della Sicilia centrale il cui paesaggio caratteristico sono in massima parte ondulazioni collinari argillose. A Portella del Landro, a monte del paese di Resuttano, lungo la strada per Vallelunga, affiorano i coralli della parte più antica della scogliera: tardo Miocene (circa 7,3 milioni di anni fa).
Tarbellastraea sp.
Qui si riconoscono facilmente coralli coloniali appartenenti ai tre generi sopra citati. Le ultime scogliere coralline che il Mediterraneo ha ospitato sono datate 6,3 milioni di anni. Subito dopo inizia la fase di scarso o nullo collegamento con l'oceano Atlantico che portò all'aumento della salinità del bacino. I coralli sono organismi molto sensibili alle variazioni di salinità (stenoalini) e scomparvero dal Mediterraneo. Quando poi, circa 5,3 milioni di anni fa si ristabilirono normali condizioni di salinità (apertura di Gibilterra) le scogliere coralline non riuscirono più a rientrare nel Mediterraneo probabilmente per le mutate condizioni di circolazione oceanografica.
Le scogliere si insediarono su un substrato poco più antico datato Miocene inferiore e medio (tra 15,9 e 11,6 Ma). Terreni argillosi o arenacei attribuiti alla parte più antica del Tortoniano e inclusi dai geologi nella “Formazione di Cozzo Terravecchia”. La "Terravecchia" è un pacco di strati (questo è grossomodo il significato di formazione) depositatosi durante e dopo il sollevamento tettonico che ha dato vita all'appennino siculo, la catena di rilievi parallela alla costa settentrionale della Sicilia comprendenti Peloritani, Nebrodi e Madonie. Per essere contestuale e conseguente ad un processo di orogenesi la formazione è detta “Sin-postorogenica di facies molassica".
Platygyra sp.
Nel dettaglio la "Terravecchia" è costituita da peliti (marne argillose grigio-azzurre ed argille grigie con limo), psammiti (sabbie e sabbie limose) e ruditi (conglomerati poligenici), dove i tre termini in corsivo  servono semplicemente a classificare le rocce in base al diametro medio dei granuli che le compongono: dal finissimo silt delle peliti ai ciottoli delle ruditi passando dalla sabbia delle psammiti. Le argille in affioramento appaiono giallastre, perchè alterate ed ossidate, umide e plastiche, mentre in profondità hanno aspetto asciutto, compatto ed omogeneo e il  loro colore è grigiastre o grigio azzurro.

Cala Firriato

In Sicilia occidentale, provincia di Trapani, si conservano alcuni lembi di vegetazione arborea in immediata vicinanza del mare, relitti di un paesaggio vegetale che nel passato doveva caratterizzare estesamente le coste. Uno di questi è in corrispondenza della splendida Cala Firriato, suggestivo tratto ti mare circondato da irti faraglioni e falesie, raggiungibile a piedi al termine di un breve sentiero all'ombra di lecci ed ornielli. La cala si trova tra San Vito Lo Capo e l'ingresso Nord della riserva dello Zingaro, sul Golfo di Castellammare. In siciliano "u firriatu" è un recinto, tipicamente costruito in pietra a secco sormontato a volte da ramaglie spinose, usato nel mondo pastorale ad accogliere greggi o mandrie. La similitudine è suggerita forse dal gruppetto di faraglioni che formano recinto, a mare, intorno alla "cala" oppure dall'antico muro che chiudeva una stretta striscia di terra tra una parete di roccia esposta a nord ed il mare. Questa stretta lingua di terra è caratterizzata da un accumulo di grandi blocchi di roccia crollati, tra i quali resiste un frammento di lussureggiante foresta mediterranea con ricco corteggio di piante arbustive ed annuali. La vegetazione arborea è caratterizzata soprattutto da querce sempreverdi (Quercus ilex, leccio) e frassini (Fraxinus ornus, orniello o frassino da manna). Il luogo, accidentato ed isolato, deve avere dissuaso nel passato ogni uso umano, ma la vegetazione arborea ha potuto conservarsi soprattutto per la difficoltà che hanno gli incendi estivi a raggiungere il sito, grazie all'isolamento offerto dal mare e dall'alta parete di roccia. Tutto intorno gli incendi sono infatti molto frequenti e hanno determinato il paesaggio vegetale con praterie di Ampelodesmos mauritanicus, gariga a palma nana e rade sugherete relitte. Queste ultime sono di particolare interesse fitogeografico perché solitamente le specie (Quercus suber) predilige suolo siliceo e qui si ritrova apparentemente su suolo calcareo. Il pregio naturalistico del sito è arricchito dalla flora rupestre ed alofila che cresce sui grandi blocchi di roccia calcarea e dalla flora da clima caldo e umido che si insedia all'ombra della parete e dei grandi blocchi. Tra queste ultime spicca l'Asplenium sagittatum (DC.), una felce piuttosto rara in Sicilia, simile alla "lingua cervina", il cui nome specifico è suggerito dalla forma delle foglie che ricorda la punta di una freccia. A questo collegamento è descritto un altro frammento di vegetazione costiera di grande interesse, tra la spiaggia di Guidaloca e Scopello.