Le Madonie conservano il fascino di una storia naturale lunga e complessa, impressa in vario modo nel paesaggio. Il loro nucleo centrale è un altopiano carsico alto 1700 -1900 metri che nel mesozoico faceva parte di una grande barriera corallina dell'oceano Tetide. La Tetide separava il supercontinente settentrionale Laurasia dal super continente meridionale Gondwana. Con la deriva dei continenti si e rodotto sempre piu fino all'attuale Mediterraneo e i mari chiusi ad esso diacenti. sedimenti di quell'oceano costituiscono in parte i rilievi appenninici. Osservando le rocce calcaree si possono notare fossili di crinoidi, ammonoidi, gasteropodi, spugne, alghe calcaree, ellipsactinie, rudiste e altri bivalvi oltre ai coralli costruttori di barriere. questa piattaforma carbonatica, detta "Panormide", si è sviluppata tra il Triassico ed il Cretacico. La natura carsica dell'altopiano si manifesta in un paesaggio costellato di doline, inghiottitoi e zubbi (termine locale per indicare profondi pozzi verticali) originati dalla corrosione del carbonato di calcio da parte delle acque meteoriche.
Oggi l'altopiano è anche rifugio per la vegetazione del piano mesofilo: piante che tollerano solo poche settimane di siccità all'anno. La faggeta e un corteggio di piante relitte giunte nel Meridione in epoche più fredde dell'attuale L'altpiano è anche un grande laboratorio per lo studio della distribuzione della vegetazione che si organizza in modo preciso in base ad esposizione, substrato, quota e microclima. Permette anche di analizzare i continui cambiamenti del paesaggio e delle relazioni ecologiche un tempo guidate solo da cause naturali, piu recentemente indotte o accelerate dall'uomo. Tra i gli interventi antropici spicca il grande disboscamento operato sull'altopiano tra le due guerre mondiali, che ha causato forte erosione, denudamento dei versanti e rarità di faggi vetusti. Oggi Il recente rapido riscaldamento globale di origine antropica impedisce alla faggeta di rinnovarsi e riduce sempre più l'areale di alcuni insetti che avevano trovato rifugio in quota. Ulteriori squilibri faunistici, floristici e idrogeologici sono stati generati da altri interventi umani: strade, nuove costruzioni anche sommitali, impianti e trafori di captazione e trasporto idrico e reintroduzione di specie che l'uomo aveva già in precedenza portato all'estinzione come il daino ed il cinghiale. Il cambiamento è la regola di ogni equilibrio o disequilibrio naturale. Non esiste la stasi e la storia naturale è il racconto di questo cambiamento. Fino a trenta anni fa la fauna vertebrata madonita era costituita in prevalenza da pecore e capre e il paesaggio era determinato da questa presenza. Oggi invece migliaia di daini al pascolo selezionano la vegetazione in modo diverso rispetto alle greggi. Di conseguenza, alcune piante annuali un tempo abbondantissime perchè forse meno gradite a ovini e caprini, ne hanno fatto le spese. In crisi, tra le specie, è il "basilisco" (Cachrys ferulacea), una apiacea molto aromatica che ospita un fungo molto pregiato del genere Pleurotus.
Le immagini e testo da un'escursione ad anello sull'altopiano del 2 agosto 2026.


